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BOLENTINO CON IL VIVO



Una doverosa premessa:

Essendo questa una trattazione per chi inizia o ha poca esperienza, alcune tecniche come questa, dove sono richieste conoscenze e pratica avanzate, vengono esposte in modo più leggero;

... ed ora cominciamo.

Siete stufi dei soliti pescetti del sottocosta come sugarelli, boghe, sciarrani, occhiate ecc.?

Vi farà piacere sapere che ... dovrete continuare a pescarli!

No, non vi sto prendendo in giro, se vogliamo il vivo da innescare, prima dobbiamo procurarcelo!

stesso discorso, nel caso volessimo utilizzare cefalopodi (seppie e calamari;)

La pesca a bolentino con il vivo è allo stesso tempo "semplice ma difficile" da praticare,

semplice perchè una volta preparato il tutto , lo si cala in acqua e si attende pazientemente (o quasi) che il predatore di turno, dia il via al divertimento;

difficile perchè per una buona riuscita, sono importanti una serie di fattori come una corretta costruzione dei terminali, un corretto innesco, una corretta presentazione dell'esca, un'attrezzatura all'altezza,

importante, anche la conoscenza delle abitudini delle specie che cerchiamo, quindi il luogo di pesca, legato alle stagioni ed alle profondità, oltre alla tipologia di pesce foraggio presente in un dato momento;

non ultimo, una corretta azione di recupero, quindi, mantenere la calma, frizione ben tarata e non giocare a chi tira più forte;

precisiamo subito che qui parliamo della tecnica attuata da fermi, non a scarroccio, che tratteremo nella sezione dedicata alla traina con il vivo;

andremo alla ricerca di predatori "nobili", dentici, ricciole, cernie, serra ed altri, se poi ci ritroveremo in canna un grongo una murena o simili, pazienza, possiamo sempre rilasciarli;

attenzione, nelle giornate "fortunate", è buona pratica il rilascio di quegli esemplari, che, sebbene ripettino le misure minime di legge, siano comunque "piccole", in confronto alla taglia che tale specie può raggiungere;

le zone migliori per praticare questa tecnica, sono quelle dove vi è buona presenza di "pesce foraggio", ossia, quei pesci gregari, abitualmente cacciati dai predatori;

relitti, secche rocciose, avvallamenti sono i posti da esplorare con l'ausilio di un buon ecoscandaglio


consiglio
se non vi è una corrente eccessiva, che inevitabilmente allontanerebbe il tutto, una leggera pasturazione, posta all'interno di una reticella, risulta utile per fare avvicinare intorno ai nostri inneschi, una miriade di pescetti che attraggano i predatori presenti in zona.



LE ATTREZZATURE

Essendo questa una tecnica rivolta alla ricerca di grossi (si spera) predatori, è necessario utilizzare attrezzi di buona qualità:

le canne: in carbonio, lunghe da 2,5 a 4 mt., rigide e robuste, con più vette di ricambio per adeguarsi alle varie situazioni di pesca;

i mulinelli: di grossa taglia (da 8.000 a salire), se li preferite a bobina fissa, personalmente li preferisco a bobina rotante, di taglia da 15 libbre, per un'azione nel sottocosta, fino ad un 50 lb. per una pesca in zone dove potrebbero esserci tonni di taglia;

in bobina un buon trecciato, rapportato alla tipologia di mulinello, con un preterminale in fluorine da 5 a 20 mt.

altro: un guadino capiente ed un raffio per salpare i pesci, guanti ed un boga grip nel caso dobbiate rilasciare il pescato, dotatevi anche di una boetta da applicare alla cima, nel caso doveste mollare l'ancora per portare a termine il recupero di una preda particolarmente combattiva.



A seguire ... le montature